Lettera-appello al premier Conte: «Non si mettano ostacoli allo smart working»

Dal sindacato all’università: unisce trasversalmente diversi mondi la richiesta al governo di non «ingessare» la normativa sullo smart working varata con la legge 81 del 2017. Una lettera è stata inviata al premier Giuseppe Conte. Tra i firmatari Arianna Visentini, ceo di Variazioni, l’ex segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, il responsabile dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano Mariano Corso, il giuslavorista Maurizio Del...
la provenienza: Corriere della Sera

2020-09-23 13:02
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Oggi 16:32 Women’s Equality Party, l’unico partito che spera di diventare presto inutile Nel Regno Unito c'è un piccolo esercito di 35 mila iscritte, che ha appena realizzato quattro giorni di congresso e approvato 22 mozioni: dal Covid, il cui prezzo più alto viene pagato dalle donne, al carcere femminile. "Se non possiamo ancora vincere, possiamo però monopolizzare temi che tolgono voti agli altri, per costringere i partiti maggiori ad adottare le nostre politiche" di Sabrina Provenzani | 21 Ottobre 2020 Non ho mai voluto prendere tessere di partito: credo nel giornalismo militante, non in quello politicizzato. Ma al Women’s Equality Party mi sono iscritta immediatamente, nel 2015, poco dopo la sua fondazione. Convintissima dal messaggio: l’eguaglianza fra i generi non è un tema femminile, è un tema della polis, trasversale. Dagli obiettivi: reale parità di […] Per continuare a leggere questo articolo Abbonati a Il Fatto Quotidiano Abbonati a soli 14,99€ / mese oppure rn Sei già abbonato? Continua a leggere Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Oggi 16:32 “Fat shame”: una società inclusiva è quella che dà il giusto peso anche al grasso Anche se pochissimi di noi ne hanno consapevolezza, le persone "non magre" – come i canoni estetici imporrebbero  – “rischiano di non avere una buona istruzione, un’equa assistenza sanitaria, una promozione o la sicurezza sul lavoro, un alloggio piacevole, degli amici, degli amanti o dei compagni di vita”. Tutto questo, perché la nostra cultura attribuisce alla grassezza significati negativi quali “esasperazione e disturbo psicologico” di Giuseppe Cesaro | 21 Ottobre 2020 Il mondo si fonda su un ossimoro assurdo e drammatico: la società esclude. Come possiamo, infatti, chiamare società una realtà che si fonda sull’esclusione sistematica degli “altri”? Donne, negri, immigrati di ogni etnia, omosessuali, vecchi, malati, disabili, poveri, ebrei, musulmani, cristiani: ce n’è per tutti. Anzi: non ce n’è per nessuno. Discriminare, fino all’emarginazione, tutte […] Per continuare a leggere questo articolo Abbonati a Il Fatto Quotidiano Abbonati a soli 14,99€ / mese oppure rn Sei già abbonato? Continua a leggere Articolo Precedente Flipper mania. È come un rapporto sessuale, disse Verdone: “Tutto bacino e niente polso” Articolo Successivo La vena “green” del rock mondiale, da Woodstock a Joni Mitchell a Star Bucks Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Oggi 16:32 Se lo vedi, puoi diventarlo: donne leader, la parità può partire (subito) dal cinema Madeline Di Nonno, CEO del Geena Davis Institute on Gender in Media e ospite del festival "L'eredità delle donne", illustra ai lettori di "A parole nostre" una ricerca condotta a livello mondiale: nei 56 film di maggior successo al botteghino, i personaggi maschili sono presenti e parlano il doppio del tempo rispetto a quelli femminili. Invece, quando si tratta di scene di sesso, le interpreti che rappresentano donne al comando sono mostrate completamente nude 4 volte in più rispetto agli uomini leader di Madeline Di Nonno* | 21 Ottobre 2020 Il festival “L’eredità delle donne” diretto da Serena Dandini, un progetto di Elastica e Fondazione CR Firenze, si terrà dal 23 al 25 ottobre alla Manifattura Tabacchi. L’ingresso agli eventi è libero fino ad esaurimento posti e tutti gli appuntamenti saranno trasmessi in diretta su www.ereditadelledonne.eu e sulla pagina Fb del festival. Tra gli ospiti Madeline Di Nonno, CEO del Geena Davis Institute on Gender in Media, che interverrà sabato al panel “Una nuova leadership” e che ha prodotto questo pezzo inedito per “A parole nostre”. Il consumo di tv e media da parte dei bambini è da sempre smisurato, è noto, ma durante la pandemia da Covid-19 ha toccato livelli esorbitanti. Basti pensare che negli Stati Uniti solo la fruizione in streaming è aumentata dell’85% nei mesi scorsi. È altrettanto noto che le immagini che scorrono su di uno schermo hanno una grande influenza su come noi, intesi come società, vediamo noi stessi rappresentati nella nostra cultura. C’è di più. Vederci ritratti su di uno schermo ci restituisce un messaggio: il rimando che ‘io devo essere importante’. Il Geena Davis Institute on Gender in Media sta lavorando al fine di spingere l’industria dell’intrattenimento e i media per raggiungere la parità di genere e l’inclusione di protagoniste femminili nei film, nei programmi e – più in generale – nella televisione americana. Ci siamo accorti che non esistono molti studi sulla rappresentazione di personaggi femminili nei film di maggior successo a livello globale. Da lì, la necessità di farci promotori della questione di genere anche in questo settore. Lo scorso anno in collaborazione con Plan International abbiamo quindi prodotto una ricerca in due fasi, dal titolo Taking the lead (Essere protagoniste) e #Rewrite her story (Riscrivi la sua storia), studi condotti con un approccio scientifico data-driven, che abbiamo ritenuto fondamentale per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Il quadro generale ci dice che globalmente, nel mondo reale, le donne occupano solo il 24% dei seggi parlamentari e il 18% delle posizioni governative. Nel 2018 solo 17 donne erano capi di Stato o primi ministri; mentre una società su 4 registra lo zero assoluto in termini di donne in posizione di Senior Management. Complessivamente, nel nostro studio ci sono state due fasi: un sondaggio e poi un’analisi dei film a livello globale. Prima abbiamo intervistato 10.064 ragazze e giovani donne tra i 16 e i 25 anni da 19 paesi diversi. Per quanto riguarda le loro aspirazioni di leadership, il 59% vorrebbe essere leader, mentre il 62% è sicuro di poterlo diventare nella propria carriera. Tuttavia, nonostante abbiano il desiderio e la certezza di poter essere leader, queste stesse ragazze credono anche che le donne ricevano più critiche e che siano molto più spesso sotto esame. Il 60% crede che, come donne, dovranno lavorare più duramente per essere rispettate quanto gli uomini. Il 94% ritiene che, come leader donne, non saranno trattate allo stesso modo dei colleghi maschi e il 93% crede che, in quanto donne leader, saranno destinate a subire molestie. Grazie al nostro studio, abbiamo appreso che ci sono fattori chiave che influenzano le ragazze in maniera negativa o positiva nel loro percorso verso la leadership. Cominciamo da quelli negativi. L’età di una ragazza è un fattore chiave: più aumenta e più si abbassano le sue ambizioni, a meno che non aumenti anche la sua istruzione. Più una donna si convince che come leader riceverà molestie sessuali e meno sarà interessata a diventarlo. E più una ragazza ha la percezione che per ricoprire posizioni di leadership dovrà sacrificare il proprio tempo in famiglia e la maternità, meno sarà motivata. La nota positiva è che, di contro, i modelli vincenti – i role model – spronano le ragazze e le ispirano. E qui l’educazione gioca un ruolo fondamentale: più elevata è l’istruzione di una giovane donna, maggiori saranno le sue ambizioni nel diventare leader. I ragazzi tendono già di base a ricevere un maggior incoraggiamento. Perciò, un maggior supporto da parte della famiglia sarà sicuramente una preziosa fonte di ispirazione per bambine e adolescenti. Per la seconda fase del nostro studio, intitolata #Rewrite her story, abbiamo esaminato come i media ritraggono le donne al comando nei 56 film di maggior successo in 20 Paesi diversi, pellicole che rappresentano un business da 21 miliardi di dollari al botteghino e che sono state viste da milioni di spettatori in tutto il mondo. Abbiamo rilevato che, nel complesso, i personaggi maschili sono presenti e parlano il doppio del tempo rispetto a quelli femminili. Invece, quando si tratta di scene di sesso le interpreti che rappresentano donne al comando registrano un ben diverso genere di primato e sono mostrate completamente nude 4 volte in più rispetto ai maschi leader. Il nostro motto è “If She Can See It, She Can be it!” (Se una ragazza può vederlo, allora può esserlo!). I media, la televisione, tutta l’industria dell’intrattenimento rappresentano fattori cruciali nel plasmare la nostra percezione rispetto al nostro valore. Se vogliamo crescere giovani donne che aspirino a ricoprire ruoli di comando dobbiamo mostrare loro che possono farlo. Se non rappresentiamo donne e ragazze come leader, stiamo insegnando alle giovani che – di fatto – non valgono e che non ne avranno la possibilità di esserlo. Ci potrebbero volere centinaia di anni per raggiungere la parità di genere nella leadership nel modo reale, ma c’è una categoria di business dove possiamo agire concretamente e con effetti immediati: i media e l’intrattenimento. La prossima trasmissione televisiva o il prossimo film che vedremo al cinema ha l’opportunità di mostrarci una varietà ricca e inclusiva di donne leader, una gamma di protagoniste al comando, e può farlo sin da subito. Quello che succede sugli schermi ha effetti anche nel mondo reale. Lasciamo che la vita imiti l’arte! *CEO del Geena Davis Institute on Gender in Media Articolo Precedente La vena “green” del rock mondiale, da Woodstock a Joni Mitchell a Star Bucks Articolo Successivo Financial Times: la pandemia ha ucciso l’austerità che però è sempre pronta a risorgere Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. 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